Time Trip: il Metodo di Batteria sulle Illusioni Ritmiche
Il metodo di batteria edito da Hudson Music
Time Trip è un metodo di batteria dedicato alle illusioni ritmiche, uscito come libro nel 2020 per la celebre casa editrice newyorkese Hudson Music, che mi ha reso il suo primo autore italiano.
Nel 2022 abbiamo girato anche il video didattico, sempre pubblicato da Hudson Music. È stato registrato nel bellissimo studio del Larione 10 in provincia di Firenze e mixato da Andrea Pellegrini.
Dalle drum clinic al Berklee: come è nato il metodo
Il Time Trip ha avuto molte forme. La prima è stata quella di drum clinic, cioè un seminario di batteria. Questo mi ha portato a collaborare con maestri come Christian Meyer (Elio e le Storie Tese), Bruno Farinelli (Elisa, Cesare Cremonini, Il Volo) e Yoron Israel (Chair del Berklee Percussion Department).
Nel corso degli anni le clinic si sono evolute. Sono arrivate in varie scuole di musica italiane, in Inghilterra, al Musicians Institute di Los Angeles e, in numerose occasioni nelle aule del Berklee College of Music quando ero ancora studente.
New York, 2013: l’11/8 che non c’era e la nascita delle super-imposizioni ritmiche.
L’idea delle super-imposizioni ritmiche, al centro del terzo capitolo del libro, mi è venuta quasi per sbaglio.
Era l’estate del 2013 ed ero a New York a studiare con Mark Guiliana, JP Bouvet e Panagiotis Andreou. Camminavo per le strade di Brooklyn ascoltando musica sul mio iPod: un brano di cui non ricordo il titolo, dei Mad Satta, band funk/soul di Boston.
Il pezzo si apriva con un’intro di tastiera. Forse perché all’epoca ascoltavo molta musica parecchio “storta”, il mio orecchio la percepì come un giro di 8 battute in 11/8. Rimasi sbalordito: esiste davvero una band funk/soul che scrive intro così complesse?
Poco dopo entrò la batteria, e capii subito che era tutto in un semplicissimo 4/4. Per un attimo la mia autostima da batterista è crollata… ma allo stesso tempo mi sono chiesto: “Da dove viene quell’11/8?”.
Inoltre, subito dopo quella piccola meditazione, il mio iPod ha smesso di funzionare; sono tornato subito in hotel e quel giorno ho iniziato la prima bozza per la prima Time Trip drum clinic.
La musica è un linguaggio, la batteria il primo telefono
La musica è un linguaggio e la batteria è stata il primo telefono. Basti pensare ai primi esseri umani, che comunicavano a grandi distanze con semplici frasi suonate su pelli di animali. Ci siamo evoluti molto da allora, ma il bisogno di comunicare è rimasto.
Della musica mi ha sempre colpito il suo essere intrinsecamente estetica. Due pugni battuti a caso su un pianoforte sono un messaggio piuttosto preciso per chi ascolta. Fare lo stesso sulla tastiera del portatile produce invece qualcosa come “asdhfgjlfajk”.
Nello stesso modo, non abbiamo bisogno di tradurre un accordo maggiore in parole: sappiamo esattamente quale significato porta con sé quel suono.
Leonard Bernstein e la grammatica musicale
Leonard Bernstein, grande direttore d’orchestra e musicologo, definì la musica il “linguaggio delle metafore”. Era convinto che esistesse una grammatica musicale che, se codificata correttamente, avrebbe collegato ogni suono all’emozione corrispondente. Lo spiega nell’ultima delle sue Norton Lectures, tenute ad Harvard nel 1973.
Bernstein racconta di essere rimasto stupito da una scoperta. Le quattro note usate da Stravinskij nell’Oedipus Rex, nella scena in cui Edipo scopre chi sono i suoi veri genitori e di aver ucciso il padre senza saperlo, sono le stesse usate da Verdi nell’Aida. Qui accompagnano il dialogo in cui Aida confessa ad Amneris, figlia del faraone, di amare il suo promesso sposo.
Entrambe le scene uniscono due emozioni: potere e pietà. Il potere e la pietà di Edipo verso il padre defunto; quelli di Aida in ginocchio davanti alla potente Amneris. Stesse note, stessa tonalità.
C’è di più: Stravinskij, neoclassicista estremamente sofisticato, disprezzava la musica di Verdi. Eppure il suo inconscio lo portò a usare le “stesse parole” del compositore italiano.
Nietzsche: il messaggio è già nelle note
Persino Nietzsche, nel breve scritto Sulla musica e la parola, criticò duramente l’uso del libretto nel melodramma. Riteneva che il messaggio fosse già nelle note e che il pubblico lo avrebbe comunque colto a livello inconscio.
Con questo non voglio criticare la musica classica, i cantautori o la scena pop. Sono linguaggi ottimi per esprimere messaggi profondi, accessibili praticamente a chiunque: un nome a caso, i Beatles. Ma questo non toglie che le stesse emozioni si possano rappresentare anche solo con l’uso consapevole della semantica musicale.
A chi è rivolto Time Trip?
Ho scritto questo metodo di batteria per tutti i batteristi, e i musicisti in generale, che vogliono approfondire questa prospettiva sulla musica. L’obiettivo è ampliare il proprio vocabolario personale, sia in composizione sia in improvvisazione, e trovare la propria personalità musicale.
Ho scelto di farlo nell’ambito che conosco meglio: il ritmo. Le illusioni ritmiche sono uno strumento ideale per analizzare la musica da questo punto di vista. La loro funzione principale è giocare con le caratteristiche di una frase e mostrarla sotto una luce diversa.
Gli otto capitoli e la Clave 332
Il libro è diviso in otto capitoli. Ognuno introduce il proprio concetto partendo dallo stesso esercizio base, la Clave 332, così da lavorare sempre su un’idea semplice e comune.
Da lì si passa a situazioni reali più avanzate: brani che ho suonato con diversi progetti musicali, in cui la musica richiedeva qualche forma di illusione ritmica.